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Giuseppe Compagnoni

Né per un dono condizionato del corpo politico deve dirsi che abbia salva la vita, ma per un diritto naturale e civile che a ciò aveva, il primo fondato nella originale sua costituzione o bisogno impressogli fin dal momento primo dell’esser suo; e il secondo fondato nell’interesse di tutti, ciascuno dei quali intende e vuole per sé la conservazione di simile diritto.

Una verità irrefragabile traluce, ed è che egli ha diritto di vivere, perciocché per aver egli ingiustamente attentato alla vita altrui, la natura non gli ha sottratto il senso del primo bisogno essenziale della sua costituzione. E se ha tuttora questo diritto, chi potrà dunque levarglielo?  Due diritti opposti non sussistono contemporaneamente.

Elementi di Diritto costituzionale democratico, ossia principii di giuspubblico universale

Armando Borghi

Armando Borghi nacque a Castel Bolognese, in provincia di Ravenna, il 6 aprile 1882. Si avvicinò giovanissimo al movimento anarchico, di cui divenne presto un esponente di rilievo, ponendosi in luce per le brillanti capacità di oratore e di pubblicista autodidatta, e attirandosi anche numerose persecuzioni che lo accompagnarono poi per buona parte della sua vita. Trasferitosi nel 1901 a Bologna, vi svolse un’intensa attività anarchica e antimilitarista. Chiamato nel maggio 1906 a Ravenna a dirigere il settimanale anarchico «L’Aurora», vi pubblicò tra l’altro una serie di importanti articoli teorici che vennero poi raccolti nell’opuscolo Il nostro e l’altrui individualismo (1907). Dopo il ritorno a Bologna, a partire dal 1908 iniziò a svolgere un’importante attività sindacale, assumendo l’incarico di Segretario del Sindacato Provinciale Edile, autonomo dalla Federazione Nazionale e dalla Confederazione Generale del Lavoro, organismi entrambi nelle mani dei riformisti del Partito Socialista Italiano. Fin dalla sua fondazione (1912) aderì all’Unione Sindacale Italiana, di cui divenne attivo organizzatore e di cui assunse nel settembre 1914 la funzione di Segretario generale, dopo una dura battaglia politica contro i sindacalisti rivoluzionari passati all’interventismo. Mantenne tale carica nel difficile periodo bellico (trascorso in internamento prima a Impruneta, nei pressi di Firenze, e poi ad Isernia) e negli anni della ventata rivoluzionaria del primo dopoguerra, il cosiddetto “biennio rosso” (1919-1920), quando l’USI arrivò ad avere mezzo milione di iscritti. Nel 1920 con un viaggio avventuroso si recò a Mosca dove si incontrò con Zinoviev, Bucharin e Lenin, ma ogni intesa si rivelò impossibile, e negli anni successivi Borghi accentuò sempre di più le sue critiche all’autoritario e dittatoriale regime sovietico. Lasciata nel 1921 la segreteria dell’USI, fu costretto dall’avvento del fascismo ad emigrare prima a Berlino, poi in Francia e infine negli Stati Uniti, dove rimase dal 1926 al 1945, conducendo in condizioni di semi-clandestinità una strenua lotta politica contro la dittatura di Mussolini. Tornato in Italia dopo la Liberazione, rimase tra gli esponenti più in vista del movimento anarchico. Diresse tra l’altro, dal 1953 al 1965, il settimanale «Umanità Nova», organo della Federazione Anarchica Italiana. Autore di numerosi volumi, tra le sue opere si ricordano in particolare L’Italia tra due Crispi (1924), Mussolini in camicia (1927), Errico Malatesta in 60 anni di lotte anarchiche (1933) e l’apprezzata autobiografia Mezzo secolo di anarchia (1954). Morì a Roma il 21 aprile 1968.

Per approfondire:
Gianpiero Landi, Borghi Armando, in Dizionario Biografico degli Anarchici Italiani, vol. 1, Pisa, Biblioteca Franco Serantini, 2003.

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